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Il Pollino

Sulla strada che ci porta nel Parco del Pollino tappa d’obbligo è Morano. Situato sopra un colle conico coronato dai ruderi di un castello, cinge, con le case disposte su terrazzi sovrapposti, il versante più soleggiato. Ha due insigni monumenti: la chiesa di S. Bernardino, fatta costruire a metà del Quattrocento dal Sanseverino, e, poco distante, la Collegiata della Maddalena, uno degli esempi più illustri dei barocco calabrese (interno), mentre la facciata è di gusto neoclassico (1844). Da vedere l’opera firmata da Antonello Gagini “ Madonna degli Angeli” (1505) e la “Madonna con Bambino” (fine Cinquecento). In cima al colle (quota 720) si trova la Chiesa dei SS. Pietro e Paolo con statue attribuite a Pietro Bernini (1562-1629). Prendiamo per Campotenese e salendo quindi al Colle deIl’Impiso, tra faggeti e praterie di fiori e poi, tutt’intorno le ginestre, eccolo questo monte, il Pollino (2.248 m.). Non è la vetta più alta del Parco, superata in altezza dall’attigua Serra Dolcedorme (2.267 m.), ma è quella che dà il nome all’intero gruppo. Qui si può davvero ascoltare il suono dei silenzio. Qui la gente, Iucana e calabrese, si stringe ancora attorno alla propria festa, quella della Madonna del Pollino. il Santuario, appollaiato come un nido d’aquila sull’orlo estremo della rupe, è il luogo che riunisce la devozione di tutte le genti del Pollino. Vi accorrono in migliaia nella prima settimana di Luglio a venerare la statua della Madonna. Ma ciò che rende unico il Pollino è il Pino Loricato, l’albero simbolo del Parco, originario dei Balcani e trasmigrato sul Pollino nelle lontane epoche glaciali, è forse l’albero più fotografato d’Italia. Fra i prati e le nude rocce di tondeggianti crinali d’alta quota, spiccano isolati e sferzati dal vento splendidi esemplari. La corteccia è formata da scaglie che ricordano le piastre metalliche delle loriche, le antiche corazze dei Romani; per questo l’albero ha preso il nome di Pino Loricato.